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Quinto giorno del Consiglio Plenario

30 gennaio – Il quinto giorno del Consiglio Plenario è cominciato con la santa messa presieduta da p. Calogero Favata, Provincia di Sicilia, in lingua italiana. Commentando la parabola di San Marco, nella quale l’evangelista narra l’episodio   in cui i discepoli si trovano su di una barca, insieme a Gesù. La paura per la tempesta sopraggiunta induce i discepoli a svegliare Cristo invocando il suo: Maestro, non ti t’importa che siamo perduti? P. Calogero mette in evidenza il termine ‘’perdersi’’ usato dai discepoli per invocare l’aiuto del Signore; perdersi è peggio che morire perché si continua a vivere senza identità e conoscenza. Nell’esporre la sua riflessione P. Calogero ha invitato a riflettere con tre immagini l’episodio del Vangelo: la prima immagine è la Chiesa che, come la barca, spesso naviga in mezzo alle tempeste; la seconda immagine è il nostro Ordine e la terza ciascuno di noi. L’interrogativo che ognuno dovrebbe porsi, come cristiano, come frate e come uomo, è come sappiamo affrontare le tempeste e che importanza diamo al Signore nella nostra vita, sia essa ecclesiale, comunitaria e personale. Il Signore ci chiede se davvero abbiamo fede, cioè se, anche in mezzo a tante difficoltà e paure, ci fidiamo di lui sapendolo riconoscere come il Signore della vita, quindi che non ci porta alla morte, dell’amore, che ci invita all’unione ed alla condivisione e della misericordia, pronto a perdonare le nostre debolezze e ad aiutarci a vincere le nostre paure.

Nella prima sessione plenaria p. Paolo Benanti, Procuratore Generale ha continuato con la presentazione del Vademecum in particolare con i materiali che riguardano gli ordini sacri e De gravioribus delictis.

Nella sessione plenaria del pomeriggio il Ministro Generale ha sottolineato l’importanza per l’Ordine di avere un proprio Codice di Condotta e sono stati approfonditi statuti generali 115 e 116, modificati nello scorso Capitolo Generale.

Dopo cena ha avuto luogo un momento di fraternità durante il quale una scuola di danzatori dello Sri Lanka ha presentato alcuni balli e canti tradizionali attraverso i quali si esprime la cultura di questo paese. Dopo lo spettacolo i frati hanno continuato a cantare ognuno canzoni del proprio paese.

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